ONLUS
Associazione Amici di Paola Marcadella

 

 

TESTIMONIANZE

In questo articolo sono presenti alcune testimonianze:


L’ equilibrista
E’ difficile saper stimare e comprendere la grandezza del contributo che qualcuno ha apportato alla tua vita quando non c’è nulla di simile a cui paragonarlo.
Vivevo la mia vita in modo che pensavo ideale e se non fosse stata capovolta perché potessi averne una visione migliore, non avrei mai saputo farlo da solo.
Pertanto la cosa che sento di fare è: ringraziare chi ha contribuito a tutto ciò.
Il mio  primo ringraziamento và a mia figlia “Alice”!
Lei con la sua malattia, l’anoressia, mi ha aiutato a crescere, vedendo ciò che prima non riuscivo a vedere. Oggi “Alice” ha ventiquattro anni e da circa quattro anni, soffre di anoressia nervosa. E’arrivata a pesare 34 kg.
Non chiedetemi cosa prova un padre nel vedere piano piano “scomparire una figlia”. Vorresti scuoterla fortemente nel tentativo di risvegliarla da un incubo. Provi un senso d’impotenza e di rabbia allo stesso tempo. Come un pendolo impazzito ti sposti da un’emozione all’altra, da uno stato d’animo all’altro appeso alla vita per un filo.
Amo mia figlia come me stesso!
Altro grande insegnamento appreso per merito suo, attraverso una dis-avventura chiamata anoressia, ho compreso che per “nutrire” mia figlia dovevo imparare a “nutrire me stesso”. Non solo di cibo ma anche di relazione, di vicinanza affettiva ed emotiva. Un nutrimento per l’anima e per il cuore.
Mi sono così scoperto affamato!
“Fame di senso nella vita”.
In preda alla disperazione, io e mia moglie, con la reale paura che “Alice” potesse morire, ci siamo rivolti all’associazione Amici di Paola Marcadella. Qui, oltre ad un lavoro diretto su “Alice”,  è stato proposto un sostegno ed un supporto anche a noi genitori. Ricordo di aver pensato: “Non ci siamo. Non siamo noi genitori ad avere un problema!”.
Quando si sta veramente tanto male ci si comporta come un animale ferito, difendendosi da tutto e da tutti, senza più distinguere colui che ci vuole aiutare da colui che ci ha fatto del male. Perciò all’inizio ho addirittura opposto resistenza a coloro che mi proponevano solo un sostegno, una mano tesa in mio aiuto.
Fortunatamente questo non ha scoraggiato le operatrici del centro che, con pazienza, hanno continuato a prestare la loro preziosa opera. Professionalità unita ad un tocco di umanità, mi hanno fatto sentire un genitore meno colpevole di manchevolezze e più consapevole delle proprie potenzialità oltre che dei propri limiti.
Attraverso il gruppo dei genitori, altro strumento di lavoro proposto, ho potuto assaporare momenti di condivisione e di ascolto consapevole, diventando a mia volta una persona più in ascolto.
Per imparare ad ascoltare bisogna prima essere ascoltati!
Il mio modo di relazionarmi con “Alice” è intimamente e profondamente cambiato. Non solo con lei.
Questa esperienza mi ha insegnato che se tu non ci sei, la Vita, prima o poi, ti viene a cercare!
Mi sono reso conto che nella vita mi ero un po’ “distratto”. Una distrazione durata circa vent’anni!
In quell’arco di tempo ho tanto lavorato… cercando di non far mancare nulla alla mia famiglia… Ho creduto ingenuamente che “fare” fosse sinonimo di “essere” e di “esserci”.
Ora mi rendo conto che non è così.
Ho imparato che essere padre è un “onore” oltre che un dovere.
Ho imparato che se “il lavoro nobilita l’uomo”, l’amore lo rende meraviglioso.
Ho imparato che un problema nella vita può essere visto come un’ opportunità.
L’anoressia non è una malattia da combattere, ma una “guarigione da conquistare”. Come un equilibrista, ho imparato a muovermi tra “l’amore, il dolore e la cura”.
“Alice” ora pesa 41 kg!
Gradualmente sta recuperando i chili persi.
Io, gli anni persi.
Grazie!

Un riconoscimento e un sincero ringraziamento và all’Associazione Amici di Paola Marcadella.
Grazie a te Guerrino e a tutta la tua famiglia per l’opera prestata. Un sentito “Grazie” all’Azienda Asl n° 3, ai dirigenti per aver permesso la continuità di quest’opera in un ambiente professionale, caldo e accogliente.

Un padre




Erica 
L’anoressia, la bulimia e tutto quel mondo chiamato “disturbi alimentari” sono un grido di dolore. Un dolore che non sta solo nel corpo ma riguarda prima di tutto l’anima. Ho alcune immagini che si susseguono nella mia mente, che siano belle o brutte oggi non le posso giudicare. Di preciso non so da quanto tempo sia stato dentro di me tutto quel dolore ma so che quell’incubo ha preso forma più di sei anni fa. -“Erika tu vivi in un mondo fantastico!”- Quante volte me lo ripetevo, quante volte mi sono arrabbiata con me stessa perché il mondo non era come io volevo. Quante volte ho guardato in faccia i miei genitori e non sono riuscita a dirgli -“Io sono arrabbiata con voi! Io sono arrabbiata con me! Io sento di non essere capita!”-. Quante volte sono arrivata a scuola e l’unica cosa che ero in grado di fare era sedermi in silenzio nel mio banco, darmi la forza per studiare e imparare qualcosa, perché a me piaceva studiare ma, l’unica cosa vera che avrei potuto dire era   -“Questo è un mondo di ingiustizie!”-.
Eppure all’apparenza ero una ragazza bravissima, dolce, gentile, responsabile, forse un po’ troppo emotiva ma il provare emozioni, in teoria, non è un problema…invece per me lo è stato.

Nessuno intuiva che dentro di me c’era l’inferno. A 19 anni ero ridotta a fantasma. Non volevo dimagrire per sentirmi più bella. Io volevo scomparire per non sentire. Avevo troppa paura di stare a contatto con quello che provavo. Non ero in grado di gestire la mia sensibilità. Ero così arrabbiata che facevo una fatica tremenda a riuscire a spostare il mio punto di vista per trovare una soluzione alternativa. Non riuscivo a capire che per ogni problema c’è una via d’uscita.
Ricordo una sera di aver portato mia mamma ad una conferenza. Io non mi ero ancora resa conto di star male ma l’argomento era interessante e avevo voglia di ascoltare quello che si diceva. C’era la presentazione di un libro di un’associazione che era da poco nata.Era l’associazione “Amici di Paola Marcadella” e mai avrei immaginato che quel numero stampato in prima pagina avrebbe potuto servirmi. È stata una cosa inaspettata, nessuno avrebbe mai immaginato, tanto meno io. Nel frattempo ho continuato a coltivare le mie amicizie, ho preso la patente, sono stata operata, portavo a casa bei risultati da scuola, nel limite del possibile visto che non ho mai preteso l’eccellenza. La mia vita continuava ma lentamente tutto quel groviglio di cose che non dicevo mi faceva chiudere lo stomaco, aver meno voglia di sorridere, di uscire con gli amici, di fare sport e così, pian pianino, anche i chili se ne andavano.
Chi sta male è molto più forte delle persone sane. Talmente forte che ha la capacità di trascinarle con sé, di farsi aiutare nel mascherare la realtà e li rende incapaci nel gestire la situazione.
Ricordo ancora molto bene la frase di un’amica. Eravamo nel bagno di scuola, mi ha guardato negli occhi mentre io stavo piangendo e puntando dritta al mio cuore mi ha detto: “Erika, non so fino a dove vuoi arrivare, ma sono sicura che quando toccherai il fondo tirerai fuori le unghie e ti aggrapperai alla Vita”. Così è stato!
Nell’aprile del 2004 assieme ai miei genitori ci siamo rivolti all’associazione “Amici di Paola Marcadella”. Ricordo i primi incontri. Quanti momenti di silenzio. Quanta fatica facevo per andare. Quanto male mi faceva. Oggi ringrazio di tutto cuore Viviana e Loretta perché hanno avuto tanta pazienza. Hanno saputo aspettare e rispettare i miei tempi. Avevo paura. Immaginavo che loro fossero quei classici medici, per intenderci quelli con il camice bianco, e che mi dicessero che per star meglio bastava curarsi, prendere quella o quell’altra medicina. Fino a quel momento io non avevo mai chiesto aiuto in vita mia. Ecco di questo avevo paura perché io volevo star bene capendo quello che mi era successo e non passare attorno a tutto quel caos che avevo dentro. Con la stessa velocità con la quale c’ero finita dentro credevo anche di poterne uscire. Non è vero! È molto più facile entrarne che uscirne. Nell’associazione ho trovato un clima diverso rispetto a quello che attorno  a me percepivo. Mi faceva sentire serena. Nei loro occhi non c’era ombra di giudizio, di senso di pietà ma solo amore e tanta gioia. Comincia così il mio percorso durato circa quattro anni. Ho fatto terapia individuale e di gruppo. È così che ho cominciato a mettere apposto le cose con me stessa, a sistemare la mia rabbia e a gestire le mie emozioni. Ho imparato che se qualche volta urlo in faccia quello che mi fa star male non è poi la fine del mondo ma è solo un peso in meno da portare. Nel lavoro di gruppo ho capito che chi soffre di questi disturbi compie un atto di denuncia. È come se gridasse al mondo che nella sua vita c’è qualcosa che non va. Uso “è come” perché non lo si fa con le parole ma è il corpo che esprime questo disagio. Ho intrapreso così il mio viaggio. Il mio è stato tutto in salita. In ogni caso ognuno ha il proprio percorso da seguire. Ad esempio ho visto ragazze uscirne molto velocemente ed ero e sono felice per loro ma dentro di me pensavo -“chissà quando sarà il mio turno!”- Non è importante il tempo. Non sono importanti le cadute e i fallimenti. Ma ciò che conta è il credere e il volercela fare.
Assieme a me tutta la mia famiglia si è messa in gioco. La cosa più bella che mi è potuto succedere è stato il dono di due bellissime nipotine. Loro sono state per me il simbolo della vita. Grazie! Poi ho avuto degli amici favolosi. Alcuni sono rimasti al mio fianco, altri se ne sono andati. Ma ad entrambi sono grata. Non è facile stare vicino a chi gioca con la morte. Tra tutti questi amici ce ne sono alcuni a cui devo un grazie particolare. Beh non faccio nomi tanto son sicura che con il cuore lo capirete. Inoltre voglio ricordare Paola che con la sua morte ha fatto sì che Guerrino prendesse in mano una realtà che nelle nostre zone era davvero poco considerata. Oggi Paola è in cielo ma la sua forza nell’associazione è molto presente. Grazie a voi tutti: Guerrino, dott.ssa Ceccarelli, Foscarini e Borsato.
In tutto questo cammino ci vuole voglia di mettersi in gioco ma soprattutto costanza perché quando i nodi cominciano a sciogliersi, iniziano le difficoltà da affrontare ed è allora che è importante incominciare a lavorare. Ora sto bene. Guarire si può ma non voglio dimenticare perché a questa malattia devo tanto! Devo la Erika di oggi!!!

 ʚϊɞ con affetto Erika ʚϊɞ